Il Mondo Nuovo

Come cambia il lavoro, come cambia la società, come cambia il mondo

Saremo circondati da “agenti di intelligenza artificiale” che lavorano 24 ore su 24 e soprattutto prendono decisioni in autonomia? Forse. Ma potrebbe non essere troppo conveniente per le aziende

L’applicazione dell’intelligenza artificiale generativa nella vita di tutti i giorni sta cominciando a prendere una piega inquietante.

Secondo Marc Benioff, il capo di Salesforce, stiamo entrando in un’era “agentica”, cioè caratterizzata dagli “AI agents”, lavoratori digitali autonomi capaci di svolgere compiti complessi senza intervento umano. In pratica questi AI agents non si limiteranno a rispondere a specifiche domande, ma saranno in grado di completare compiti e prendere decisioni in modo autonomo.

Gli esperti arrivano a dire che entro il 2028 almeno il 15% delle decisioni quotidiane sul lavoro sarà preso autonomamente dagli “AI agents”.

Come nel migliore (o peggiore?) film di fantascienza, ci dobbiamo dunque immaginare entità digitali che lavorano come e più di noi, decidono come noi o al posto nostro, ci sostituiscono. Questa è naturalmente la più grande paura di qualsiasi lavoratore umano.

Sarà proprio così? Secondo alcuni sì, ma ci vorrà almeno una decina d’anni. Secondo altri lo scenario non è esattamente questo.

Ma, intanto, cosa sono gli AI agents e cosa fanno?

Le cose che possono fare gli AI agents

Gli agenti intelligenti possono lavorare su compiti complicati senza fermarsi mai, sia di giorno che di notte. Ad esempio, nel servizio clienti, possono offrire aiuto immediato e personalizzato, rendendo le persone più soddisfatte e riducendo i tempi di attesa.

Un esempio pratico, tra i molti, può essere quello di College Possible, un’organizzazione non profit che in una settimana è riuscita a creare un assistente IA per guidare gli studenti nell’orientamento universitario, aiutando così migliaia di giovani che prima non avevano accesso a questi servizi.

Perché gli AI agents non sono così perfetti

L’uso degli AI agents porta con sé sfide significative, come la necessità di garantire sicurezza e affidabilità, gestendo il rischio di errori e azioni non autorizzate. Inoltre gli AI agents basati su grandi modelli linguistici possono essere inaffidabili e creare output inconsistenti.

Infine – ed è un’argomentazione di cui tenere conto – potrebbero non offrire un ritorno economico sufficiente. Secondo Goldman Sachs, nonostante i costi elevati, l’IA (Intelligence Artificial) potrebbe aumentare la produttività e il PIL (Prodotto interno lordo, la ricchezza prodotta da un Paese) solo marginalmente nei prossimi anni: costa molto ma non ci sarebbe un adeguato bilanciamento tra costi e benefici. A volte, insomma, il lavoro umano potrebbe essere economicamente più conveniente.

Ma qui si aprono altri scenari che riguardano il futuro delle dinamiche lavorative.

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