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Come cambia il lavoro, come cambia la società, come cambia il mondo

Avevate mai sentito parlare di “gentrificazione tecnologica“? Io no, ma adesso so cosa è: si usa questo termine quando un quartiere di una città diventa più interessante, appetibile e costoso a causa della tecnologia. Sta accadendo a San Francisco, come spiega questo articolo del New York Times.

La storica patria dell’innovazione sta vivendo un’impennata clamorosa del prezzo medio degli affitti, che nel 2025 ha segnato un +6%, decisamente superiore all’aumento medio delle altre grandi città degli Stati Uniti. A fare da motore sono le aziende di intelligenza artificiale che attraggono talenti da tutto il mondo, accendendo una gara serrata per gli spazi abitativi, vicini ai poli tech come Mission Bay, dove si trovano nomi come OpenAI. In pratica, è nata una competizione feroce fra chi lavora nel mondo AI e chi no, con offerte lampo e caparre pagate in contanti per mettere le mani su appartamenti scarsi e costosi.


Un mercato immobiliare che risponde a logiche nuove

Questa “gentrificazione tecnologica” porta con sé dinamiche insolite: lo stipendio alto dei lavoratori AI sta definendo un nuovo benchmark per i prezzi, allargando il divario tra chi può permettersi di vivere vicino al proprio lavoro e chi viene spinto fuori città. Casi come quello di Caroline Roche, che dopo molte visite ha trovato un monolocale a 3.200 dollari mensili, sono la norma piuttosto che l’eccezione. In risposta, alcune startup offrono bonus affitto per incentivare i dipendenti a vivere vicino all’ufficio, consolidando un effetto “proximity bias” con la residenza che diventa parte integrante del lavoro, e non solo una questione personale.


Precedenti e analogie nella storia delle città tech

Se si guarda indietro, fenomeni di gentrificazione legati a innovazioni tecnologiche non sono del tutto nuovi, ma nessuno aveva avuto un impatto così diretto e concentrato sui prezzi degli affitti come oggi con l’AI.

Pensiamo alla bolla delle dot-com negli anni 2000, quando l’afflusso di talenti digitali a San Francisco e dintorni aveva già fatto schizzare i prezzi, o all’espansione di Seattle con l’ascesa di Microsoft e Amazon.

Tuttavia, quella che distingueva il passato era la presenza di una concentrazione tecnica più ampia e meno verticale: oggi la domanda è dominata da nicchie estremamente specializzate e ben pagate, alimentando un divario sociale molto più netto.


Lezioni per l’Europa e l’Italia: tra innovazione e inclusività

Questo scenario americano è un segnale che Milano e altre città italiane attente allo sviluppo AI devono assolutamente considerare. Non basta promuovere la tecnologia; è necessario affiancare politiche abitative che evitino di trasformare la città in un luogo esclusivo per pochi tecnologi ben pagati. Sarà fondamentale promuovere abitazioni accessibili, snellire i permessi edilizi, e incentivare sinergie pubblico-private per garantire che la crescita tecnologica non diventi una barriera d’ingresso.


Conclusione: un nuovo paradigma urbano

L’innovazione tecnologica sta disegnando una nuova geografia urbana, in cui la domanda di spazi abitativi si innalza in maniera esponenziale a causa dell’AI. È un richiamo a riflettere sul fatto che il progresso non è solo digitale o economico, ma profondamente sociale e urbano. Perché un’innovazione sia sostenibile, deve andare di pari passo con l’accessibilità e la coesione sociale, evitando che la tecnologia diventi fonte di esclusione e disparità troppo ampie.


FONTI UTILIZZATE PER QUESTO ARTICOLO:

  1. https://www.economyup.it/innovazione/lavorare-a-san-francisco-attenzione-lai-ha-fatto-schizzare-alle-stelle-gli-affitti/
  2. https://www.reddit.com/r/bayarea/comments/1no2g3o/ai_is_actually_starting_to_lease_up_decent_amount/
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