Come cambia la società Diario di bordo

6 ragioni per amare (o odiare) la California

1) Uber uber alles – Sia lodato il dio dei trasporti (Mercurio?) per l’invenzione di Uber e siano stramaledette le corporazioni dei tassisti italiane e europee. Ok, lo sappiamo tutti cos’è Uber, ma sperimentarlo in una città dove funziona davvero è altra cosa. Ho viaggiato per le strade di Los Angeles con UberX e poi anche con UberPool (quello dove dividi la corsa con altri): puntualità, efficienza, belle macchine, costi ridotti in concorrenza con i mezzi pubblici. Ho fatto amicizia con tassisti messicani, iraniani, russi, californiani. Potrebbe essere un format di qualche cosa (se non l’hanno già inventato): conoscere LA attraverso gli autisti di Uber. Alla fine, soprattutto Uberpool, mi ha ricordato gli avventurosi autostop dei miei 20 anni.

2) Il monopattino elettrico – A Los Angeles imperversa il monopattino elettrico: scarichi l’app, lo individui, lo inforchi, ci fai i tuoi due o tre isolati (blocks) e poi lo molli lì. L’ideale in una città vastissima con strade enormi e marciapiedi altrettanto vasti e vuoti. Funzionerà nelle città italiane più piccole e affollate?
3) Los Angeles e i videogiochi – Il figlio 12enne eccitatissimo perché riconosce varie zone, da Rodeo Drive a Sunset Boulevard, senza averle mai viste prima, grazie a uno dei suoi videogiochi preferiti, GTA, ambientato appunto a LA. Potere della realtà virtuale e aumentata.

4) San Francisco e i suoi homeless: questo merita un post a parte.
5) L’odore di marijuana – Ovunque uno vada, dalle aree popolate di villette per ricchi e ricchissimi di Beverly Hills, LA, alle zone turistiche di San Francisco, dai parchi con gli studenti stesi al sole agli enormi centri commerciali, aleggia nell’aria l’inconfondibile odore di marijuana. Che infatti in California è legale. Ed evidentemente apprezzata. D’altra parte, per una di quelle contraddizioni tutte americane, in alcuni quartieri di Beverly Hills è severamente proibito fumare all’aperto. Non puoi accendere una sigaretta mentre cammini per strada o nel parco, per dire.
6) La pronuncia americana – Uno dei più grandi piaceri di questo viaggio è stato poter finalmente pronunciare la parola “hot” con la “o” stra-aperta, per non parlare di quelle “r” goduriosamente arrotate. Lo confesso: non sopporto i suoni aristocraticamente misurati dell’inglese britannico.
(to be continued…)

 

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