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L’intelligenza artificiale potrà sostituire il medico?

Forse in futuro saranno i robot a curarci. Questo almeno è quello che pensa Elon Musk, che sappiamo essere uno degli imprenditori più innovativi del mondo (oltre che il secondo uomo più ricco della Terra per patrimonio), ma che spesso si è rivelato controverso e provocatorio.

Resta il fatto che questo ha dichiarato su X: che l’intelligenza artificiale (AI) “sorpasserà medici e avvocati”. E che noi umani diventeremo una sorta di “supporto biologico” per consentire all’AI di lavorare.

https://twitter.com/elonmusk/status/1858305249783755206

Lo ha fatto dopo aver letto uno studio la cui essenza era proprio questa.

Cosa dice lo studio su intelligenza artificiale e medicina

Lo studio pubblicato dal New York Times sostiene che l’AI usata in medicina ha un livello di accuratezza del 90%, confrontata con il 76% dei medici che usano ChatGPT come strumento e con il 74% di quelli che si affidano alle risorse tradizionali.

Dunque sarà più conveniente farsi visitare da uno strumento di intelligenza artificiale invece che da un essere umano?

Se ci pensiamo, da diversi secoli la nobile arte della medicina si evolve grazie all’uso di strumenti tecnologici: la scoperta del microscopio o dei raggi X sono solo alcuni esempi di questa inevitabile trasformazione. Ora, però, l’uso dell’intelligenza artificiale porterebbe a un vero e proprio salto in avanti. Sarà così?

Quando è la macchina a dirti che (non) morirai

Nel romanzo di Tiziano Terzani, “Un altro giro di giostra“, pubblicato nel 2004, quindi venti anni fa, è presente una riflessione in questo senso. Il protagonista, malato di cancro, viene sottoposto ad accurati esami in un centro di eccellenza negli Stati Uniti, l’ospedale oncologico di New York. Durante quegli esami “qualcuno” scopre che ha un nuovo tumore sul quale si deve intervenire. Diciamo “qualcuno” perché è proprio questo il cruccio del narratore: sa che uno dei medici ha analizzato con cura i suoi referti e gli ha salvato la vita, ma non lo conosce, non l’ha mai visto in faccia, né quello, o quella, probabilmente vedrà mai lui. E, pur essendo grato per la nuova diagnosi, Terzani avverte un profondo senso di estraneità. Tanto che l’intero libro è dedicato alla sua ricerca di una medicina alternativa e più umana.

Ora, noi non crediamo che curarsi soltanto con le erbe o con altri ritrovati naturali sia la soluzione, specialmente nei casi più gravi e complessi. E riteniamo che il progresso scientifico e la tecnologia siano stati e siano fondamentali per lo sviluppo della medicina.

Ma curare gli organi del corpo, senza curare la persona nel suo complesso, è impensabile, perché noi non siamo il nostro fegato, o il nostro ginocchio, o il nostro cervello, ma un insieme di cellule, tessuti, elementi chimici, un mix estremamente complesso e ogni volta da decifrare.

Non è detto che tutti i medici siano in grado di capirlo: come in qualsiasi categoria professionale ci sono quelli bravi, i meno bravi e i pessimi. Ma non è questo il punto.

Il punto è: l’AI potrà certo individuare meglio di un essere umano una patologia e segnalare come curarla, ma probabilmente non riuscirà a fare collegamenti tra il male del corpo e quello dell’anima. Che cosa, poi, sia l’anima, è da sempre oggetto di ampio dibattito.

Ma di sicuro è qualcosa che sfugge alla comprensione di una macchina.

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